APPARECCHIO

SALA GASSMAN - dal 27 al 30 ottobre 2016
dal giovedì al sabato ore 20.00 - domenica ore 17.00
durata_ 50 minuti

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Qui si osserva da vicino una solitudine: la vita di un anziano in una casa di riposo.
E vive in attesa che la mamma venga a prenderlo, solo, tra le ombre di altri ospiti, nel ricordo fastidioso del suo compagno di stanza, Mario.
Fare le parole crociate, evitare le chiacchiere degli altri, sopravvivere, ricordarsi dove vanno forchetta e coltello, ricordare come si deve apparecchiare per bene, come ci ha insegnato la mamma. Forse, in particolari circostanze emotive, si può continuare ad esistere soltanto apparecchiando la tavola e comunque questo non corrisponderà mai perfettamente ad esistere.

di e con Francesca Blancato

disegno luci Martin Emanuel Palma
aiuto regia Maria Costanza Barberio
foto Blu Mambor
produzione Rialto Sant'Ambrogio – Compagnia Frosini/Timpano
residenza Armunia (Castiglioncello - ottobre 2015)

SINOSSI 

Qui si osserva da vicino una solitudine: la vita di un anziano in una casa di riposo.
E vive in attesa che la mamma venga a prenderlo, solo, tra le ombre di altri ospiti, nel ricordo fastidioso del suo compagno di stanza, Mario.
Fare le parole crociate, evitare le chiacchiere degli altri, sopravvivere, ricordarsi dove vanno forchetta e coltello, ricordare come si deve apparecchiare per bene, come ci ha insegnato la mamma. Forse, in particolari circostanze emotive, si può continuare ad esistere soltanto apparecchiando la tavola e comunque questo non corrisponderà mai perfettamente ad esistere.

BIOGRAFIA

Drammaturga, regista e attrice. Nel 2016 debutta il suo primo lavoro in solo: Apparecchio.
Attualmente collabora come aiuto regia con la compagnia Frosini/Timpano per la nuova produzione Acqua di colonia. Come aiuto regia ha collaborato con i registi: Giancarlo Nanni e Lucia Calamaro per L'origine del mondo. E' socia dell'Associazione Culturale Aut-Out di Roma.

NOTE DI REGIA

Qui si osserva da vicino una solitudine: la vita di un anziano in una casa di riposo.
E se pure tutto ha avuto inizio dal ricordo vago di mio nonno Amleto con la sua figuretta magra e sghemba, questo "vecchio" oggi sono soltanto io.
Il personaggio vive in attesa che la mamma venga a prenderlo, solo, tra le ombre di altri ospiti, nel ricordo fastidioso del suo compagno di stanza, Mario.
Fare le parole crociate, evitare le chiacchiere degli altri, sopravvivere, ricordarsi dove vanno forchetta e coltello, ricordare come si deve apparecchiare per bene, come ci ha insegnato la mamma.
Forse, in particolari circostanze emotive, si può continuare ad esistere soltanto apparecchiando la tavola e comunque questo non corrisponderà mai perfettamente ad esistere.

Se penso alla mia futura vecchiaia mi appare un'oasi congelata,
una clessidra capovolta, piena di granelli scintillanti, dove ogni granello è una cosa
non fatta, una cosa ancora da fare!
Nessuna responsabilità, nessun obbligo di socievolezza posticcia, finalmente liberi,
violenti, spensierati come adolescenti raggrinziti e teneri.
Qualcosa mi dice che non andrà così.
Qualcun' altro invece mi parla di un'età pacifica, radicata nell'essenza delle cose,
brillante di serena accettazione, vicina alla nostra essenza profonda.
Ma non credo nemmeno che sarà così.
Forse sarà soltanto spietata, di una commovente brutalità, cinica e concisa per
necessità, per fatica e per fretta, ridotta all'osso, in definitiva, breve.
E questo spettacolo racconta di una vecchiaia segregata tra le mura di un ospizio,
disturbata dalle chiacchiere di altri vecchi, dalle regole, dai dolori, dalla noia,
sempre in attesa che la mamma venga a prenderci e portarci via con sé.
Il mio vecchio senza nome mangia caramelle Rossana, che a me non piacciono
affatto, e aspetta qualcosa che nemmeno io conosco. 

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