SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE

SALA ORFEO - dal 3 al 5 marzo 2017
da giovedì al sabato ore 20.00domenica ore 17.00
durata_ 75 minuti

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I personaggi di questa storia sono quattro: Il Robusto, la Bella, l'Alto e il Morbido. Partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, il testo s'interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale. La crisi economica ha trasformato l'Europa in un continente di emigranti e fra i tanti mezzi per espatriare illegalmente c'è il container: i clandestini salgono a bordo senza sapere dove verranno scaricati.

 

drammaturgia Emanuele Aldrovandi
regia Pablo Solari

con Luz Beatriz Lattanzi, Marcello Mocchi, Matthieu Pastore e Daniele Pitari

produzione Ass. Centro Teatrale MaMiMò
in collaborazione con Arte Combustibile
in collaborazione con La Corte Ospitale - Residenza 2016
Scene Maddalena Oriani, Davide Signorini
Sound Designer Alessandro Levrero
Locandine Francesco Lampredi

www.mamimo.it

SINOSSI 

"Scusate se non siamo morti in mare"
Un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa.

In un futuro non troppo lontano la crisi economica – che invece di finire si è aggravata – ha trasformato l'Europa in un continente di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più "ricchi", ma devono farlo clandestinamente perché questi paesi, nel frattempo, hanno chiuso le frontiere. Fra i tanti mezzi per espatriare illegalmente uno dei più diffusi è il container: i clandestini salgono a bordo, pagano mille dollari alla partenza e mille all'arrivo, senza sapere dove verranno scaricati. I personaggi di questa storia sono quattro e non hanno nome, sono identificati dalle loro caratteristiche fisiche: il Robusto, la Bella e l'Alto sono i tre migranti e il Morbido è il proprietario del container. Il testo è diviso in quattro parti. La prima è al porto in attesa della partenza, la seconda è il viaggio per mare dentro il container, la terza è in mezzo al mare dopo il naufragio dell'imbarcazione su cui viaggiavano e la quarta è un epilogo quasi onirico, forse un'allucinazione: l'arrivo delle balene. Partendo dal presente e immaginando un possibile futuro, il testo s'interroga sulla migrazione, sia come fenomeno politico che come evento naturale.

BIOGRAFIA

Il Centro Teatrale MaMiMò è un polo culturale che attualmente gestisce il Teatro Piccolo Orologio di Reggio Emilia e al cui interno sono attive una Compagnia, che produce spettacoli di prosa, teatro ragazzi ed eventi culturali, e una Scuola di Teatro. E' sostenuto dalla Regione Emilia Romagna come Organismo di produzione di spettacolo e dal MiBacT come impresa di produzione teatrale under 35.

NOTE DI REGIA

Davanti al catastrofico numero di morti che con cadenza quotidiana sono cronachisticamente
raccontati dai telegiornali, il sentimento più diffuso è un comune senso di smarrimento e
lontananza, un'impossibilità di comprendere sino in fondo l'entità del fenomeno migratorio, le
sofferenze e le disgrazie da esso provocate.
La società sistematica e telematizzata in cui viviamo ci ha abituato a questo senso di "indifferente consapevolezza", ma cosa succederebbe se da un momento all'altro fossimo noi i migranti, i protagonisti di questa tragedia dalle connotazioni ancestrali?
Scusate se non siamo morti in mare formalizza questa domanda attraverso la sapiente creazione di personaggi dal sapore realistico di grande empatia universale: portatori di speranze, di illusioni e fallimenti.
La struttura drammaturgica eleva i temi portati dai personaggi e dalla storia attraverso una solida struttura filosofica fatti di continui "giochi" teatrali, su tutti: dinamiche servo-padrone; distruzione delle unità spazio-temporali; eros – thanatos; conflitti intellettuali; cambi di genere e di registro; sviluppo di circostanze estreme come morte, fame, terrore e infine cannibalismo. Lo spettacolo avanza verso un finale catartico: l'arrivo delle balene, simbolo universale di migrazione e del mondo naturale.
Un finale dal sapore metafisico che si lascia dietro ogni vera tragedia, come a dire che la vita nel fondo delle cose, nonostante ogni mutamento delle apparenze è indistruttibile nella sua potenza e nella sua gioia; balene come un coro di esseri di natura, che vivono per cosi dire indistruttibili a ogni civilizzazione e che rimangono sempre gli stessi nonostante l'avvicendarsi delle generazioni e i mutamenti delle storie dei popoli.

La regia mostrerà con forza i differenti punti di vista ideologici dei personaggi, sviluppando la
struttura concettuale del testo anche nella recitazione e nella cosiddetta "scatola registica" fatta di spazi e sensazioni, tanto influenti sullo sviluppo "realistico" dei personaggi attraverso la storia, quanto sulla percezione dello spettatore.
La struttura in atti, mastodontica e inevitabile, sarà fedelmente seguita; da un apparente realismo iniziale a un finale senza spazio e senza tempo, metafisico, appartenente al "mondo dei sogni" e "delle idee". Le balene saranno il simbolo per la scoperta di questa "coscienza critica".
"L'essere umano è l'animale nomade per eccellenza, le attuali razze sono il frutto di miscugli

millenari, nel sangue italiano scorre tanto DNA africano quanto indoeuropeo. Accettare la
migrazione come fenomeno naturale necessario è il primo passo per rivendicare con orgoglio il nostro essere umani".