LA PRIMA, LA MIGLIORE

SALA ORFEO - dal 24 al 29 gennaio 2017
dal martedì al sabato ore 21.00 domenica ore 18.00
durata_ 50 minuti

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Per La prima, la migliore, Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari partono dal romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Eric Maria Remarque, in cui si racconta in maniera lucida e feroce l'orrore della guerra, per una riflessione sul primo conflitto mondiale che diventa occasione per parlare della nostra condizione, del nostro tempo, del nostro paese.

scritto e diretto da Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
con Gianfranco Berardi, Gabriella Casolari, Davide Berardi
capoelettricista Luca Diani
sarta Elena Dal Pozzo
foto di scena Raffaella Cavalieri
produzione Compagnia Berardi / Casolari, Emilia Romagna Teatro Fondazione

www.berardicasolari.it
www.emiliaromagnateatro.com

SINOSSI 

Per La prima, la migliore, Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari partono dal romanzo Niente di nuovo sul fronte occidentale di Eric Maria Remarque, in cui si racconta in maniera lucida e feroce l'orrore della guerra, per una riflessione sul primo conflitto mondiale che diventa occasione per parlare della nostra condizione, del nostro tempo, del nostro paese.

BIOGRAFIA

Nel 2001 Gianfranco Berardi, attore pugliese non vedente, incontra sulla scena l'attrice Gabriella Casolari, emiliana, con la quale inizierà un percorso che, dopo varie esperienze con diverse realtà produttive di calibro nazionale e internazionale nel settore teatrale, cinematografico e radiofonico, convoglierà a maggio 2008 nella Compagnia Berardi Casolari.

NOTE DI REGIA

Volgendo lo sguardo agli spettacoli che dal 2003 a oggi abbiamo realizzato, ci accorgiamo che il conflitto, con noi stessi e con la realtà circostante, è stato e continua a essere il motore della nostra ricerca. Le dinamiche, i mutamenti e le opportunità da questo prodotte e derivate, sono attrazioni irresistibili verso cui tendiamo come attori, autori ed esseri umani. L'occasione questa volta è quella del centenario del primo conflitto mondiale che sconvolse l'Italia, l'Europa e il pianeta intero. È incredibile come studiando un evento accaduto ormai tanto tempo fa ci si senta coinvolti da situazioni e sensazioni che sembrano raccontare la nostra contemporaneità. Ed allora la condizione di una generazione "perduta" per un'ideologia criminale, propagandata a tutto spiano, la distanza fra il popolo e chi lo governa, il cambiamento epocale e il conseguente smarrimento esistenziale, diventano metafore per raccontare la nostra condizione, il nostro tempo nel nostro paese. L'idea ci è venuta qualche anno fa leggendo il romanzo confessione Niente di nuovo sul fronte occidentale di Eric Maria Remarque. L'autore racconta, in maniera lucida e feroce, di popoli lanciati l'uno contro l'altro, per odio e per orgoglio e al contempo riflette e fa riflettere sulla situazione di depressione e disperazione che avvolge senza tregua la società ieri come oggi. Da qui è iniziata un'indagine, storico-letteraria che mescola le materie di interesse, dal politico al sociale, dall'economico all'artistico, fornendo una contaminazione di linguaggi, stili e argomentazioni in cui è sempre più interessante avventurarsi per proseguire il nostro cammino di ricerca, la nostra avventura alla scoperta di chi siamo, di chi siamo stati e di chi potremmo un giorno divenire.