DUE

SALA MORETTI - dal 20 al 22 gennaio 2017
venerdì e sabato ore 21.30 domenica ore 18.30
durata_ 50 minuti

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In una piccola stanza bianca c'è una donna dalle profonde occhiaie e dai capelli rossi. E' vestita di bianco e cammina su dei tacchi alti.
A metà tra un'infermiera e il vestito della prima comunione.
Confinata tra quattro pareti, in uno spazio immaginario, della mente, c'è quello che rimane della vita di una donna, la cui storia d'amore è finita con un addio.
Lui l'ha lasciata per un altro uomo, lei lo ammazza.
E' un ritorno al massacro, in cui la narrazione si fonde con l'azione scenica e il bianco della purezza e dell'infermità si confonde con il nero della cronaca.

drammaturgia Riccardo Spagnulo e Licia Lanera
regia Licia Lanera

con Licia Lanera

produzione Fibre Parallele

www.fibreparallele.it 

SINOSSI 

In una piccola stanza bianca c'è una donna dalle profonde occhiaie e dai capelli rossi. E' vestita di bianco e cammina su dei tacchi alti.
A metà tra un'infermiera e il vestito della prima comunione.
Confinata tra quattro pareti, in uno spazio immaginario, della mente, c'è quello che rimane della vita di una donna, la cui storia d'amore è finita con un addio.
Lui l'ha lasciata per un altro uomo, lei lo ammazza.
E' un ritorno al massacro, in cui la narrazione si fonde con l'azione scenica e il bianco della purezza e dell'infermità si confonde con il nero della cronaca.

BIOGRAFIA

Fibre Parallele nasce a Bari nel 2006 da Licia Lanera (Premio Ubu 2014) e Riccardo Spagnulo. Fra il 2007 ed il 2009 mette in scena Mangiami l'anima e poi sputala e 2.(Due). Nel 2009 produce Furie de Sanghe - Emorragia cerebrale, con il sostegno dell'ETI vincitore del bando Nuove Creatività. Del 2011 sono invece gli spettacoli Have I none e Duramadre. Nel 2014 Lo Splendore dei Suplizi, mentre nel 2015 La Beatitudine. Il 2016 ha debuttato con ORGIA di Pier Paolo Pasolini.

NOTE DI REGIA

In una piccola stanza bianca c'è una donna dalle profonde occhiaie e dai capelli rossi. E' vestita di bianco e cammina su dei tacchi alti.
A metà tra un'infermiera e il vestito della prima comunione.
Confinata tra quattro pareti, in uno spazio immaginario, della mente, c'è quello che rimane della vita di una donna, la cui storia d'amore è finita con un addio.
Lui l'ha lasciata per un altro uomo, lei lo ammazza.
E' un ritorno al massacro, in cui la narrazione si fonde con l'azione scenica e il bianco della purezza e dell'infermità si confonde con il nero della cronaca.
Il rosso sta per il sangue.

Il vero racconto riguarda un momento, quello del forchettone che la donna pianta nel collo dell'amato, senza pietà alcuna: inizia così la lotta esasperata tra la vita e la morte, che si conclude con l'annientamento finale. Lei non risparmia un dettaglio dell'assassinio; con brutale lucidità ricostruisce le sensazioni, le immagini, i respiri agonizzanti della vittima, le sue ultime forze, gli occhi vitrei.
La recitazione è abolita: il testo, scomposto e sincopato, viene trasmesso dall'attrice attraverso una robotica sonnolenza, algida e asettica. L'uso del microfono rende ancora più dichiarato questo straniamento.
Una sorta di incubo splatter costruito sui brutali racconti di noti assassini, uno fra tutti Luigi Chiatti. Ci ha colpito la loro lucidità nel raccontare degli eventi così gravi, la loro leggerezza, l'inconsapevolezza infantile, di fronte agli occhi attoniti dei parenti delle vittime.

E' l'inquietante straniamento di chi ragione non ha.
E' il muto grido di chi ha perso se stesso nella sua follia.